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antoniodelgiudice
 
 

SCIENZA
2 dicembre 2010
La riforma piccola piccola della Gelmini

Nei giorni passati c'è stato uno scontro ideologico sulla riforma Gelmini. Ideologica vuol dire per partito preso, senza aver neanche letto la legge appena varata alla Camera. 

Adesso che le cose sono più chiare, se ne può parlare.

Dico subito che, a parer mio, questa riforma dell'Università ha qualche buona intenzione, ma i risultati paiono modesti.  Una scelta che pare sensata è un "freno" allo strapotere dei baroni oggi assenteisti e ai rettori "papali",nel senso di rettori a vita. L'altra riguarda il divieto di assumere, nello stesso Dipartimento, figli, fratelli, mogli e cugini. Scelte vanificate dai maggiori poteri al Senato accademico, in parte mitigata dalla presenza di membri "laici" nel Consiglio di amministrazione.

Per il resto -vedi l'elenco unico a cui attingere i docenti- non risolve il problema del merito. Visto che gli atenei potranno attingere dall'elenco per chiamata diretta, senz'altro criterio.

Ma la piccola riforma Gelmini non dà sbocco ai ricercatori, ad esempio, fissando in otto anni il periodo massimo e poi abbandonandoli al proprio destino. Un modo per scoraggiare la ricerca e per incentivare la corsa dei migliori all'estero (o nelle università private).

Dulcis in fundo, non c'è una lira: dunque riforma vuol dire ache tagli e mancanza di risorse per lo sviluppo degli atenei.

Dunque, i ragazzi e i ricercatori che contestano la "Gelmini" non hanno tutti i torti. Ma il governo Berlusconi ha bisogno di qualche bandiera per la campagna elettorale prossima ventura. Un atto di forza per un risultato modesto, e un'occasione persa. 

Adesso arriverà il voro favorevole del Senato, quindi patirà l'iter di formulazione dei cento decreti attuativi. Cento.

Campa cavallo.

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